I nuovi potenti e l’informazione.

IL POTERE attacca l’informazione quando è in difficoltà, quando la vive come un intralcio alla sua azione o alla sua narrazione. Succede da sempre, ma oggi i nuovi potenti, che amano comunicare direttamente con i cittadini senza fastidiose mediazioni e senza il rischio di fastidiose domande, sono più radicali e cercano di risolvere il problema all’origine: delegittimare i giornalisti.

I nuovi potenti amano raffigurarsi come outsider, si chiamino Trump o Grillo, come freschi e genuini rappresentanti del popolo a cui giornalisti e giudici cercano invece di mettere i bastoni tra le ruote. Nel caso italiano la polemica contro i magistrati ancora non c’è ma è solo questione di tempo. Il Movimento non governa ancora il Paese ma ha già conquistato la sua capitale e ha capito che nella strada verso Palazzo Chigi l’informazione può essere un ostacolo.

Questi nuovi potenti, che hanno costruito le loro fortune sulla critica radicale di ogni establishment e sulla promessa di trasparenza, dovrebbero essere abituati alla dialettica, dovrebbero accettare il confronto, invece appaiono, se possibile, più segreti e opachi dei loro predecessori.

Guardate Trump, un uomo che manipola la comunicazione e squalifica chiunque metta in evidenza incongruenze e bestialità, siano essi i giudici o i giornali, arrivando ad accusarli di una sorta di complicità col terrorismo per cercare di silenziarli. Lo ha fatto fin dall’inizio della sua presidenza, indicando l’informazione come la vera opposizione, non per riconoscerne la funzione di cane da guardia del potere bensì per additarla come nemico.

Lo stesso nemico che due settimane fa Alessandro Di Battista ha indicato agli ambulanti che manifestavano di fronte a Montecitorio, ottenendone come risultato grida in cui si prometteva di ammazzare quei servi maledetti che sono i giornalisti.
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di MARIO CALABRESI

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