Quando Travaglio sbaglia invece di fare retromarcia insiste come un bambino

Di Marco Scafarto Travaglio colpisce soprattutto la determinazione: quando sbaglia una pista – il che gli accade sempre più spesso, perché le sue fonti giudiziarie sono notoriamente inquinate e inquinanti – anziché innestare la retromarcia o, Dio non voglia, chiedere scusa, il Direttore di Bronzo insiste e insiste e insiste, come quei bambini capricciosi che si rifiutano di andare a dormire la sera o di passare il giocattolo al compagno d’asilo.

Che l’inchiesta sulla Consip, quantomeno nella sua parte “politica”, sia una colossale bufala oramai lo sanno tutti: lo sa la Procura di Roma, che ha revocato ai carabinieri di Woodcock l’incarico di proseguire le indagini e ha messo sotto inchiesta per depistaggio e manipolazione degli indizi un ufficiale del Noe; lo sa il Csm, che attende prudentemente le verifiche della Procura di Roma per aprire un fascicolo; lo sa il ministro della Giustizia, che più volte ha sottolineato la “gravità” dell’accaduto; lo sanno le forze di maggioranza e di opposizione (con la sola eccezione della Casaleggio Associati srl, che però grida al “complotto” per l’inchiesta di Palermo, questa sì verissima, sulle firme false); e lo sanno naturalmente tutte le persone perbene che in questi giorni hanno potuto leggere i giornali veri.

Ma al Fake quotidiano, che quell’inchiesta ha “rivelato” prima che gli indagati ne venissero informati, fanno spallucce: del resto, a Scafarto Travaglio della verità processuale non è mai importato nulla.

A lui interessano soltanto le accuse, e soltanto quelle che riguardano gli avversari politici dei suoi amichetti alla Casaleggio Associati srl.

Il motivo è semplice: un processo si fonda sulle prove, prevede la presenza della difesa ed è concluso da un giudice terzo; le accuse invece cancellano le prove e la difesa e consegnano il giudizio all’opinione pubblica: che istintivamente non può che essere colpevolista, visto che conosce soltanto gli elementi di colpevolezza, peraltro manipolati e rimontati così da non lasciar scampo all’ignaro accusato.

Il risultato è raccontato dallo stesso Fatto nel titolo di un sondaggio pubblicato oggi: “Il Pd pagherà lo scandalo: lo dicono 7 elettori su 10”. Che il sondaggio sia o meno verosimile non ha importanza; importa invece il cortocircuito mediatico-giudiziario: lo “scandalo”, creato ad arte, senza alcuna prova e senza offrire all’accusato la possibilità di difendersi, occupa per alcuni giorni la prima pagina del Fatto, da lì rimbalza sui talk show de La7, e infine ricade sulle intenzioni di voto.

Naturalmente gli elettori non sono così stupidi e il risultato elettorale è sempre diverso dai sondaggi: ma qualcosa di sporco, comunque, rimane.

Plutarco racconta che Medio, un caro amico e compagno di bevute di Alessandro Magno, “raccomandava di attaccare e mordere senza paura con calunnie, asserendo che, anche se la vittima fosse riuscita a sanare la ferita, sarebbe comunque rimasta la cicatrice”. Non si potrebbe esporre meglio la linea editoriale del Falso Quotidiano.

·

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*